La regolazione emotiva e le abilità della DBT

Le emozioni

La DBT si riferisce alle emozioni come un sistema di risposte a stimoli sia interni che esterni.

È interessante sapere che, in media, un’emozione dura circa 90 secondi ma i pazienti non pensano questo sia possibile. Perché?

Perché questa tende a incrementarsi in quanto qualcos’altro accade, internamente o esternamente, che perpetua e amplifica l’emozione stessa.

Ci sono molti sotto sistemi che interagiscono e influenzano l’emozione che stiamo provando, come qualcosa dell’ambiente o i nostri pensieri, le nostre credenze, le sensazioni fisiologiche, la valutazione e l’interpretazione di quello che sta succedendo e la nostra tendenza a rispondere a tutto ciò.

Alcune modalità si ripropongono sempre nello stesso modo mentre altre dipendono da diversi fattori.

La regolazione emotiva

Come si possono regolare le emozioni e quali sono le tecniche della DBT che insegnano a farlo?

Come prima cosa è necessario chiarire che cosa sia la regolazione emotiva e cosa significhi quando i pazienti hanno difficoltà nel regolare le proprie emozioni.

La regolazione emotiva è l’abilità di riconoscere e controllare l’emozione che si sta provando in quel dato momento, senza farsi sopraffare perdendo il controllo e mettendo in atto comportamenti disfunzionali.

La disregolazione emotiva

La disregolazione emotiva si verifica quando non si possiedono le abilità per modificare o regolare l’intensità dell’emozione che stiamo provando, le azioni e le risposte comportamentali.

Per i nostri pazienti questo tende a essere pervasivo nei contesti, nei problemi e nelle emozioni.

È estremamente difficile per molti dei nostri pazienti tollerare un’emozione intensa.

Spesso cercano di regolarle in modi che non fanno altro che esacerbare altri problemi, come ad esempio attraverso l’autolesionismo, l’uso di sostanze, il mettere in atto azioni impulsive e il sesso promiscuo.

Tutti questi comportamenti disfunzionali servono loro per evitare di restare a contatto con l’emozione, e sono utilizzati per regolare intense emozioni come la tristezza, la vergogna o la paura.

Non è sempre efficace agire le emozioni, hai bisogno di essere capace di inibire gli impulsi e i comportamenti disfunzionali quando il contesto lo richiede.

Per esempio se un collega dice qualcosa che ti fa arrabbiare durante una riunione, è preferibile tacere, sarebbe poco efficace cominciare a urlare e a imprecargli contro.

Potresti voler esprimere la tua rabbia in quel contesto ma è importante fermarsi e rendersi conto di quanto questo potrebbe essere un modo poco efficace, portando a risultati negativi e conseguenze spiacevoli.

O ancora, pensiamo alla “paura”, sei talmente spaventato che temi di fallire un esame e non vai a farlo; in tal caso la paura si riduce subito e hai un sollievo immediato nel breve periodo ma, a lungo termine, continui a essere spaventato e questo ti può portare ad evitare altri esami, lezioni, e ad impedirti di tornare a scuola o all’università, creando un circolo vizioso.

Quindi agendo la tua emozione hai delle conseguenze che possono essere ben peggiori.

Le emozioni stanno lavorando per te?

Quando parliamo di emozioni dobbiamo tener presenti le parole “valide”, “giustificate” ed “efficaci”. Queste parole rappresentano la  struttura che ci serve per iniziare a far passare il concetto di regolazione emotiva.

Le emozioni sono sempre valide. Questo significa che sono sempre comprensibili in alcuni contesti, in certe situazioni, sia nella loro forma che nella loro modalità.

Quindi le emozioni “giustificate” sono quelle coerenti in quel determinato contesto; ad esempio molti sopravvissuti ad abusi fanno esperienza dell’emozione della colpa. Questo non è comprensibile per molte ragioni.

Noi tendiamo a giudicare i nostri stessi comportamenti e molti sopravvissuti hanno delle credenze correlate al trauma del tipo “non dovevo bere”, “non dovevo uscire con quella persona”, che sono collegate alla colpa. Ma la colpa è coerente con i fatti?

Indipendentemente da quello che la persona ha fatto o non ha fatto, subire un abuso non è mai colpa di chi lo subisce, quindi la colpa non è giustificata, non è coerente con i fatti.

Infine, il fatto che tu stia provando questa emozione è efficace? Questa emozione che stai provando con questa intensità sta lavorando per te?

Per esempio, la rabbia può essere valida e totalmente comprensibile quando qualcuno ti ha ferito ed è anche coerente con i fatti. Ti ha fatto del male, quindi tu sei così arrabbiato che non ti fidi più di nessuno, qualsiasi cosa facciano gli altri ti sembrerà comunque qualcosa di negativo e questo non sarà più efficace.

Nella DBT a volte diciamo che provare rabbia è come prendere un veleno e aspettarsi che l’altro muoia. Se sei così arrabbiato che questo interferisce con il tuo funzionamento ogni giorno, questa emozione non sarà comunque efficace.

È molto utile parlare delle emozioni in questo modo, specialmente con i pazienti che pensano che le loro emozioni non sono valide e che dovrebbero non averle.

In questo modo si possono validare le emozioni senza validare le azioni.

È chiaro come il non essere abile nel regolare le emozioni può portare a comportamenti problematici.

Le abilità della DBT

Con la DBT i pazienti imparano moltissime abilità e strategie di problem solving che li aiutano a regolare le emozioni e a modificare i propri comportamenti.

Quando parliamo ai pazienti delle difficoltà nel regolare le emozioni tendiamo ad usare la metafora di un bambino che cerca di guidare una Ferrari.

Se hai emozioni forti e intense e sei completamente sotto il loro potere, se le tue emozioni ti stanno soggiogando, è difficile che tu riesca ad organizzare e pianificare i tuoi comportamenti. Sei come questo bambino che non ha le “abilità” per guidare una Ferrari.

La DBT aiuta i terapeuti a lavorare con i pazienti affinché essi possano apprendere le abilità utili a regolare le emozioni e a cambiare i loro comportamenti disfunzionali.

(Anna Maria Capodanno)

Per approfondimenti:

https://behavioraltech.org/

Linehan M., (2011). Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline, volume I il modello dialettico.

Linehan M., (2015). DBT Skills Training Manuale

Un giorno della vita di un bambino trascurato

Sono le sette del mattino e Lucia, 6 anni, si sta preparando per il suo primo giorno di elementari. Molti pensieri le passano per la testa: come sarà la maestra, sarò in classe con Francesca, come saranno le altre compagne… le emozioni si susseguono e ha paura… finisce di vestirsi e corre dalla mamma a cercare rassicurazioni. Entra in cucina e la trova con il fratellino in braccio. Si gira sentendola entrare, ha un’espressione assente, la guarda come fosse trasparente e torna a rivolgersi al fratellino. Lucia indietreggia, torna nella sua stanza e aspetta che si faccia ora di uscire. Intanto i suoi pensieri e le sue emozioni continuano a soffocarla.

Quando la figura accudente fallisce nel comprendere e rispondere alle richieste emotive del bambino ci troviamo di fronte al Neglect emotivo.

Come si è sentita Lucia e cosa ha imparato da questo evento? Non è stata abusata né maltrattata. La madre potrebbe avere mille buone ragioni per essersi comportata così, dalla stanchezza del dover accudire un neonato ai problemi lavorativi o coniugali. È un essere umano e, in quanto tale, fallibile.
Un singolo episodio non è sufficiente per far sì che sviluppi un disturbo da trascuratezza emotiva. Questo può succedere se questi episodi si verificano molto spesso così che Lucia impari che:

Non bisogna mostrare troppo le proprie emozioni,

Non bisogna chiedere supporto emotivo,

Non bisogna apparire bisognosa di cure,

Non bisogna aspettarsi aiuto,

Non bisogna chiedere spazio nella vita altrui.

Lucia subisce altri episodi simili, impara a leggere nelle espressioni delle persone disagio e indifferenza! Ogni volta che succede si sente catapultata nella sua stanza come la prima volta, sola, rifiutata, e interrompe qualsiasi tentativo di vicinanza!

In adolescenza è normale che i ragazzi si chiudano nella loro stanza e non esprimano le loro emozioni, la figura accudente non riesce ad entrare nel loro mondo né ci prova…

I bambini cresciuti con Neglect emotivo, in età adulta, non hanno un buon rapporto con i familiari ma faticano a capirne il motivo. Questo accade perché è difficile vedere e/o ricordare come questi abbiano fallito nel risponderti e fallito nel darti ciò di cui avevi bisogno. Anche se sai che ti vogliono bene, non riesci a sentire il loro amore! La relazione è vuota e piena di senso di solitudine.
La lezione imparata dai genitori nell’infanzia diventa ciò che pensiamo potrà accadere con il resto del mondo.

I sentimenti e le emozioni vanno nascoste, tenute in un angolo del proprio cuore dove a nessuno è permesso di entrare. In età adulta non sarà capace di sentire le emozioni così come vorrebbe. Si sentirà fuori luogo, disconnesso e solo.

La lezione appresa sarà la guida inconscia che attraverserà la vita.

Eppure così come ha imparato a nascondere e negare i propri sentimenti, in qualsiasi momento della proprio vita può imparare a fare l’opposto.

Tale apprendimento è reversibile e il danno che gli è stato inflitto può essere totalmente guarito!
È possibile contrastare questa modalità appresa e imparare a sentire e mostrare le proprie emozioni così da cambiare il proprio destino per sempre.

(Anna Maria Capodanno)